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La Psicoterapia Breve Strategica (TBS) è una forma di psicoterapia focalizzata sul problema attuale che non richiede necessariamente l’approfondimento delle sue cause ma concentra l’intervento sullo studio delle modalità con cui uno specifico problema si presenta e viene affrontato, individuando assieme al cliente il modo più funzionale per superarlo nel più breve tempo possibile.

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Psicoterapia Breve Strategica, la strada più breve per affrontare e risolvere difficoltà, disturbi e problemi psicologiciRichiedi un appuntamento per un colloquio informativo

La perfezione è un cristallo fragile e senza vita

«Dove c’è un negozio di porcellane non è lontano nemmeno l’elefante.»
[Ernst Bloch – Tracce]

«Si esita molto a intraprendere qualcosa di troppo bello. Non solo per scaramanzia, ma anche perché le forme ideali non sono tanto robuste. Il primo conflitto rimette in gioco tutto ciò che non aveva trovato posto nell’atmosfera nobile e quieta dell’ideale. Non bisogna che le cose siano perfette come se fossero dipinte, altrimenti non riescono a vivere.»

Attenti alla perfezione - Basta una semplice impronta a rovinare una stanza bianca.Cercare la perfezione, di aderire a un ideale astratto, ci pone costantemente a rischio di inevitabili fallimenti, facilmente soggetti a immancabili critiche e giudizi, cotretti a fatiche improbe per ‘tenere tutto assieme’.

La ricerca ossessiva della perfezione e di adempiere a un’immagine ideale (di persona, di famiglia, di ‘capo’…) comporta un carico di tensione spesso difficilmente sopportabile. Nei momenti di fragilità che minano la nostra capacità di gestire una situazione, questo stress può portare a stati d’ansia diffusa e di crisi, secondo uno schema tipico di illusione -> delusione -> depressione.

La nostra vita non è un dipinto appeso a un muro, da rimirare con gli occhi degli altri, un fragile cristallo pericolosamente affidato a mani maldestre, ma una tavolozza sulla quale i colori devono continuare a mescolarsi, in una confusione vitale di sfumature. Una creta da plasmare in forme cangianti e meravigliosamente imperfette.

Basta una semplice impronta a rovinare una stanza perfettamente bianca, mentre ogni imperfezione svanisce nell’arcobaleno, celata da mille incredibili sfumature.

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Riferimenti bibliografici:
Ernst Bloch – Tracce [Garzanti ed. – 2015]

Sei convinto che fumare riduca l’ansia? Niente di più sbagliato!

Secondo un pregiudizio (o una giustificazione) comune, tra i fumatori abituali, la sigaretta sarebbe un modo infallibile per combattere l’ansia, mentre smettere li porterebbe a essere molto più nervosi. Errore! È invece la disintossicazione dal tabagismo che, eliminando i sintomi di astinenza, riduce sensibilmente i livelli di ansia di chi fuma con l’intenzione di gestire lo stress.

Un recente studio pubblicato sul British Journal of Psychiatry ha analizzato lo stato psicologico di quasi 500 fumatori che stavano iniziando un programma di disassuefazione dal fumo e intendevano curare il proprio tabagismo. La scoperta è che i soggetti che 6 mesi dopo ci erano riusciti presentavano una significativa riduzione dei livelli di ansia.

L'eliminazione della dipendenza dal fumo è un passo decisivo per combattere l'ansia e prevenire il panico

 

La ricerca ha analizzato anche le differenze tra i diversi stili di comportamento, suddividendo il campione in due gruppi: tabagisti per piacere e tabagisti per ridurre lo stress. La riduzione dell’ansia è risultata maggiore nei soggetti che fumavano per gestire lo stress, rispetto a quelli che fumavano essenzialmente per piacere.

Al contrario, esaminando i fumatori che avevano abbandonato il programma e che non erano quindi riusciti a smettere, i ricercatori hanno evidenziato un aumento dell’ansia fra chi fumava per gestire lo stress, mentre il livello di ansia di chi fumava per puro piacere era rimasto stabile.

La diminuzione dell’ansia in chi fumava per gestire lo stress era dovuta all’eliminazione dei sintomi d’astinenza, fra i quali l’ansia, che li portava ad accendersi la prima sigaretta già al risveglio. La disintossicazione ha eliminato il problema dell’astinenza e si è quindi dimostrata efficace per combattere l’ansia.

Fumo e attacchi di panico

Introdurre nel corpo centinaia di sostanze tossiche attraverso il fumo di tabacco fa aumentare i livelli di ansia nei soggetti che già ne soffrono o si sentono stressati, interagendo in particolare con l’aumentata sensibilità ai disturbi respiratori tipica dell’ansioso.

L'eliminazione della dipendenza dal fumo è un passo decisivo per combattere l'ansia e prevenire il panicoPer i fumatori è infatti maggiore il rischio di sviluppare attacchi di panico, per motivi strettamente fisiologici: la sostituzione dell’ossigeno trasportato dall’emoglobina nel sangue con il monossido di carbonio interferisce con la funzione respiratoria e peggiora lo stato di salute complessivo dell’organismo, diminuendo l’ossigenazione dei tessuti, e generando nel soggetto uno stato di malessere che incide molto negativamente sullo stato psicologico degli ansiosi, particolarmente sensibili ai fastidi che riguardano la respirazione (“fame d’aria”, paura di soffocare, sensazione di respirare poco e/o male).

Fumare non ha quindi alcuna utilità nell’alleviare ansia e stress, mentre è proprio l’eliminazione della dipendenza dal fumo a costituire un fattore di protezione da ansia e panico.

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Soffri di emicrania? Forse è colpa del fumo

Il tabacco agisce come un fattore scatenante per il mal di testa, in particolare per l’emicrania. Questa è la risultanza di uno studio -apparso sul Journal of Headache and Pain- che mostra come i fumatori abbiano più attacchi di emicrania e che fumare più di cinque sigarette al giorno facilita l’innesco di questo tipo di mal di testa.

Soffri di emicrania? Forse è colpa delle sigarette

 

L’influenza del tabacco come fattore scatenante, non causale, degli attacchi di emicrania ha prodotto storicamente dati contraddittori, nella letteratura scientifica. Le limitate ricerche precedenti il lavoro citato indicavano come il fumo potesse avere un effetto positivo, riducendo l’ansia, uno dei fattori scatenanti un attacco.

Gli studi che analizzano i collegamenti tra fumo ed emicrania sono spesso di parte

Julio Pascal, uno degli autori di questo ultimo studio, ricercatore al Neurology Unit of Marqués de Valdecilla, University Hospital (Santander) spiega: “Questa ricerca è innovativa, in quanto vi sono pochi studi su questo argomento, e tutti sono molto di parte. Ciò è dovuto alla sua complessità e alla necessità di formazione preliminare dei partecipanti.”

Un vantaggio dell’approccio utilizzato è che il campione scelto, 361 studenti di medicina presso l’Università di Salamanca, era pienamente consapevole di cosa fosse l’emicrania. Gli esperti, che hanno cercato la presenza o assenza di questo disturbo (e delle sue caratteristiche) nei soggetti e se questi fossero o meno fumatori, hanno garantito l’affidabilità dei risultati ottenuti, dal momento che la maggior parte delle indagini per questo tipo di studio avvengono invece per telefono, in modo casuale e con persone prive di conoscenza della malattia.

Fumare è una cura per il mal di testa? Falso: è più facile che scateni una crisi di emicraniaI risultati mostrano che il 16% degli studenti soddisfava i criteri di emicrania, mentre il 20% era fumatore. La percentuale di fumatori è più alta (29%) in coloro che soffrono anche di emicrania, mentre la frequenza di questo disturbo negli studenti che erano malati di emicrania e allo stesso tempo fumatori era chiaramente più elevata rispetto ai sofferenti di emicrania non fumatori.

Secondo Pascual, “il fumo è un fattore precipitante di questo tipo di cefalea, dal momento che la prevalenza di fumatori attivi è superiore di un terzo in chi soffre di emicrania e vi è una relazione diretta tra il numero di sigarette consumate e la frequenza degli attacchi.”

Bastano cinque sigarette per scatenare un attacco di emicrania

I ricercatori hanno sottolineato l’importanza del dosaggio: i risultati delle interviste rivelano che l’emicrania si verifica dopo cinque sigarette giornaliere. Inoltre, sebbene la percentuale di fumatori fosse più alta nelle persone con emicrania, questi soggetti hanno fumato meno dei soggetti fumatori non sofferenti di emicrania.

“Questo si spiega col fatto che essi stessi sapevano che se avessero superato le cinque sigarette al giorno, avrebbero avuto più probabilità di subire un attacco di emicrania. Il dolore stesso agisce come un fattore limitante”, spiega il neurologo, il quale tuttavia sostiene che “in nessun caso si dovrebbe suggerire di fumare a un soggetto sofferente di emicranie, pensando che questo possa migliorare le loro crisi! Anzi, se si fuma molto si dovrebbe ridurre la dose drasticamente.” Altrimenti la presunta auto-cura dell’emicrania finisce per diventare la sua causa.

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Riferimenti bibliografici:
L. López-Mesonero, S. Márquez, P. Parra, G. Gámez-Leyva, P. Muñoz y Julio Pascual. Smoking as a precipitating factor for migraine: a survey in medical students” The Journal of Headache and Pain 10(2):101-103, april 2009.

Dieci tecniche per affrontare tutte le cose che abbiamo da fare

Uno degli esercizi più importanti: “Rallentate anche se avete la sensazione che sia sbagliato”. Provate a non fare assolutamente nulla per dieci minuti dopo aver finito un lavoro: più vi è difficile e più significa che ne avevate bisogno. http://goo.gl/bikak1

[Fonte: Internazionale.it]